La sezione musicale di “Un’Estate al Madre” termina con una standing ovation per Remo Anzovino ed il suo trio

Il pianista e compositore friulano Remo Anzovino rientra sicuramente nel novero dei musicisti emergenti, pur avendo già alle spalle tre cd (Dispari, Tabù e Igloo), un numero cospicuo di colonne sonore, scritte per alcuni capolavori del cinema muto, e diversi brani composti per note trasmissioni televisive quali Ballarò, Geo & Geo, Otto e Mezzo, Tg2 Costume e Società, Linea Verde.
L’artista, alla testa di un trio che comprendeva anche il fratello Marco (chitarra e percussioni) e il fisarmonicista Gianni Fassetta, è stato ospite del concerto conclusivo della sezione musicale della rassegna napoletana “Un’Estate al Madre”, curata da “Progetto Sonora”.
La serata si è aperta con alcuni pezzi, tratti in prevalenza dall’album Tabù (Tabù, Amante, Cammino nella notte), sorta di preludio al cuore dello spettacolo, che prevedeva l’incontro fra accompagnamenti musicali ed immagini tratte da film muti proiettate alle spalle degli esecutori.
In questo caso, però, i consueti ruoli erano invertiti, poiché le sequenze cinematografiche risultavano al servizio della musica, dando vita ad una fusione complessiva di enorme suggestione.
Così, attraverso fotogrammi appartenenti a film di celeberrimi registi, come Pabst, Lang ed Ėjzenštejn, dalle metropoli caotiche di inizio Novecento (Metropolitan), si giungeva a immagini legate al travaglio del parto e al mondo della fanciullezza (Son), passando per la sensualità di Louise Brooks, ispiratrice della Valentina di Crepax (I Misteri di un’anima) e la maschera imperturbabile di Buster Keaton (Dove sei?).
Questa parte estremamente intensa si chiudeva con ¡Que viva Tina!, incentrata su fotografie e filmati d’epoca, che ritraevano Tina Modotti, nata a Udine nel 1896 e spentasi a Città del Messico nel 1942, figura femminile dalla vita particolarmente avventurosa, che fu fotografa, attrice e rivoluzionaria.
Ultimi tre brani in programma Rione Terra, Dispari e Nanuk, il primo dedicato ad un rione di Pozzuoli, evacuato a seguito del bradisismo nel 1970, gli altri due tratti dall’album di esordio, con Nanuk che si riferiva all’eschimese protagonista dell’omonimo documentario, girato nel 1922 dal regista statunitense Robert Flaherty.
Per quanto riguarda Anzovino, la stampa lo ha paragonato, di volta in volta, a Paolo Conte (forse perché entrambi sono avvocati), Bollani, Einaudi, Allevi.
Si tratta di confronti talora lusinghieri, altre volte piuttosto mortificanti, in ogni caso lontani dalla realtà, indicativi della pochezza, abbinata al solito vizio del paragone a tutti i costi, che caratterizza molti critici del settore musicale.
Dal nostro punto di vista, Anzovino ci è apparso musicista solidissimo, sia come esecutore, sia come compositore, dotato di una grande sensibilità (che riesce a trasmettere in pieno anche al pubblico), alla quale vanno aggiunte doti di umiltà e riservatezza, tipiche dei grandissimi artisti, di cui purtroppo non c’è traccia in molte delle pseudo star che impazzano sui palcoscenici italiani.
Relativamente allo stile, quello di Anzovino non è classificabile, in quanto egli affronta, con la stessa bravura ed il medesimo approccio rigoroso, sia la classica, dove si possono individuare, fra gli altri, echi minimalistici (che evitano però le noiose elucubrazioni sovente riscontrabili in pezzi del genere), e riferimenti a colonne sonore di grandi autori, sia il jazz, il pop ed il rock, fondendo il tutto in modo mirabile e sempre al servizio della Musica.
Ulteriore pregio è quello di aver saputo scegliere collaboratori di elevatissimo spessore, quali il fisarmonicista Gianni Fassetta ed il fratello Marco (che utilizza la sua chitarra sia come strumento a corda, sia come percussione), con i quali ha raggiunto un’intesa perfetta.
Più che meritata, quindi, la standing ovation conclusiva tributata al trio, dopo ben tre bis (due dei quali, Piano Solo e Orchidea, faranno parte del prossimo cd), a coronamento di una rassegna, giunta al quarto anno, che ha confermato il suo notevole valore, offrendo nei suoi dodici appuntamenti una finestra su generi musicali differenti, tramite protagonisti, affermati o emergenti, di assoluto prestigio.
Un plauso finale va anche al pubblico, dimostratosi in questo, come nei precedenti concerti, all’altezza degli artisti ospitati, contribuendo a creare quella giusta atmosfera, che dovrebbe sempre contraddistinguere qualsiasi evento musicale di alto livello.

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