Piatti: Dodici Capricci per violoncello solo

Carlo Alfredo Piatti nacque a Bergamo nel 1822 e, ad appena quattro anni, iniziò a studiare il violoncello con il padre e si perfezionò poi con il vecchio prozio Gaetano Zanetti, sostituendolo nell’orchestra di Bergamo quando non aveva ancora dieci anni.
Ammesso al Conservatorio di Milano nel 1832, si diplomò cinque anni dopo.
Dall’ottenimento del titolo di studio, fino al 1844, intraprese numerose tournée in Europa, riscuotendo grande successo di pubblico, ma scarsi guadagni, al punto che, per sopravvivere, fu costretto a vendere il suo violoncello.
L’incontro con Liszt, che gli regalò un “Amati” per permettergli di ritornare ad esibirsi, ed un viaggio in Inghilterra, dove incontrò Mendelssohn e strinse con lui una solida amicizia, cambiarono la sua vita.
Accolto trionfalmente dal pubblico londinese, decise di stabilirsi definitivamente nel Regno Unito, dove si sposò con la cantante e attrice Mary Ann Welsh.
Visse a Londra per più di mezzo secolo, accompagnando, con il suo Stradivari, regalatogli nel 1867 (ancora oggi chiamato il “Piatti”), i più grandi artisti dell’epoca.
Fu, inoltre, fra i componenti del prestigioso Quartetto Joachim, fondato dall’omonimo violinista e compositore.
Tornato in Italia, morì nel 1901 a Crocette di Mozzo (Bg), lasciando alla sua città natale una ricchissima collezione musicale.
Un’idea della produzione di Piatti si può avere ascoltando il recente cd della Naxos (distribuito in Italia dalla Ducale Music), che comprende il Capriccio sopra un tema della Niobe di Pacini, op. 22 e i Dodici Capricci, op. 25, entrambi per violoncello solo.
Il primo, seppur scritto in gioventù, venne dato alle stampe solo nel 1865 con dedica all’amico violoncellista Guglielmo Quarenghi e ha come punto di riferimento il motivo della cavatina “I tuoi frequenti palpiti”, tratta dall’opera di Pacini, che esordì al Teatro di San Carlo nel 1826.
Molto più noti i secondi, pubblicati a Berlino nel 1875, che possono essere considerati l’equivalente, in ambito violoncellistico, dei Capricci di Paganini, caratterizzati non solo da difficoltà tecniche, ma da una concezione innovativa dello strumento, abile a ricercare potenzialità impensate fino a quel momento.
Siamo di fronte, in tutti e due casi, ad un duro banco di prova per chiunque, e la pluripremiata violoncellista coreano-canadese Soo Bae, alla quale è stata affidata l’incisione, si dimostra all’altezza del compito, dando vita ad un’interpretazione di elevato spessore.
Ai suoi meriti vanno aggiunti quelli dello strumento, uno Stradivarius del 1696, detto “Bonjour”, grazie al quale la musicista riesce a ottenere sonorità piene e suggestive, a testimonianza che i brani di Piatti al di là del mero virtuosismo, vanno annoverati fra i capolavori della letteratura violoncellistica di tutti i tempi.

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