Sabato 28 maggio triplo appuntamento a Salerno per la seconda giornata del MICU

Rutgers University Glee Club

Cantare vuol dire unire le voci, voci di persone normali, che nella vita hanno avuto la fortuna di avvicinarsi al canto corale e ne hanno fatto una passione, quasi una malattia, perché, rotto il ghiaccio, hanno scoperto che cantare richiede impegno, ma apre il cuore.
Cantare vuol dire tirar fuori ciò che si ha dentro attraverso la propria voce e far in modo che arrivi a chi ascolta.
Lavorare su se stessi con gli altri, insieme a loro confluire in un’unica voce, la voce del Coro.
Cantare vuol dire dar vita a un’esperienza umana fondata su qualcosa di ineffabile e sfuggente: la ricerca di un suono, del proprio modo di far musica, della musica stessa.
È un viaggio ricco di situazioni ora faticose ora entusiasmanti: dal far convivere le diversità di ognuno a realizzare progetti, dall’affrontare le difficoltà tecniche a raccogliere gli applausi del pubblico.
Ogni esperienza vissuta insieme costituisce allo stesso tempo un punto d’arrivo, un passo in avanti, lo stimolo a ripartire di slancio alla ricerca di nuovi obiettivi.
Queste le ragioni estetiche del Meeting Internazionale dei Cori Universitari, atto finale della IV edizione di Arti di Maggio – Zapping ‘900 rassegna realizzata dall’Associazione Seventh Degree dell’ Università di Salerno, presieduta da Liberato Marzullo, unitamente al direttore artistico Antonello Mercurio, unitamente al direttore artistico Antonello Mercurio e dall’ Assessorato ai Beni Culturali e Portualità Turistica dell’amministrazione comunale.
Dopo la giornata inaugurale, sabato 28 maggio, a partire dalle ore 20.30, nella chiesa dell’Addolorata si svolgeranno ben tre concerti.
Ad inaugurare la serata sarà il Rutgers University Glee Club, diretto da Patrick Gardner, un evento in collaborazione con l’Associazione Culturale Laeti Cantores e con l’Auser Salerno Orientale, dedicato alla memoria di Filomena Coccaro, corista presidente e amica del coro Laeti Cantores di Salerno, nonché catalizzatrice della musica corale in città.
Il programma prevede un vero e proprio viaggio intorno al mondo, a partire da mottetti di Biebl, Handl, Busto, per passare poi a canti della tradizione georgiana e indiana e concludere con i tradizionali americani delle origini quali i work song.
Intorno alle 22 sarà la volta del Coro dell’Università degli studi di Milano-Bicocca, diretto da Ilario Nicotra con al pianoforte Giovanni Zanco.
L’apertura della scaletta è dedicata al luminoso barocco del Gloria di Antonio Vivaldi, per poi passare alla delicata melodia del Sancta Maria di Wolfgang Amadeus Mozart.
L’Haydn del “Te Deum Laudamus” lascerà il testimone al mottetto a 4 voci di estrazione francese di Francis Poulenc, prima di chiudere con il Jubilate deo e Jazz Man di Benjamin Britten, l’incontro con il Novecento del compositore inglese.
Dalle ore 23 sarà di scena il coro ospite ovvero l’Ensemble Vocale Principe Sanseverino dell’ateneo salernitano, diretto da Francesco Aliberti.
Il giovane direttore per la sua formazione ha un programma finemente comunicativo che principierà con due brani tratti dal Festino nella sera del giovedì grasso di Adriano Banchieri, Nobili spettatori e il celeberrimo Contrappunto bestiale alla mente, improvvisato da un cane, un gatto, un cucco e un chiù, ovvero un assiolo sulla base di un severo basso d’armonia, su di un testo in latino maccheronico che recita “non fidarti dei gobbi, né degli zoppi, se un guercio è buono, questa è una cosa da scrivere negli annali”.
Due i brani di Giovanni Pierluigi da Palestrina, il kyrie dalla Missa brevis e Sicut Cervus.
Le caratteristiche del maturo stile palestriniano sono la quasi immateriale morbidezza del contrappunto, la netta preferenza per le parti procedenti per gradi congiunti, il loro carattere essenzialmente melodico e la loro sovrana semplicità, tanto più evidente se si confronta con l’assai fiorita tendenza stilistica seguita da Palestrina stesso in gioventù e dai suoi predecessori in campo liturgico.
Padrone assoluto di una tecnica perfettamente funzionale, usò tutte le risorse del contrappunto (quali canone e fuga) con consumata abilità e insieme, con naturalezza inclinando però negli ultimi anni alla libera imitazione melodica.
Il congegno ritmico consiste essenzialmente nel rapporto di durata di una nota con l’altra (punto contro punto contrappunto) nel rapporto di equilibri di una frase contro l’altra, il che produce una tensione ritmica costantemente varia, contrazioni o allentamenti che corrispondono ad esigenze musicali o estetiche del momento.
Tale delicata e armoniosa disposizione di accenti ritmici suscita un’impressione di ordine e di compostezza, un senso di riposo più che di movimento, e imprime al tessuto sonoro una levità che è il segno di una finezza unica nel suo tempo.
E ancora, si passerà dall’ Ausencia di Prat-Silva al Madrigal di Taltabull, sino a Di Marino, Busto, e l’incantevole Monteverdi di “Ecco mormorar l’onde”.
Un balzo nella musica contemporanea con il lituano Vytautas Miskinis, del quale verrà eseguito “Diffusa est gratia”, prima di concludere con Adriano Willaert, e la sua canzon villanesca forse più amata “Vecchie letrose”, in cui il magistero fiammingo risulta mitigato dalla cantabilità melodica e dalla chiarezza armonica del nostro meridione.

L’ingresso è gratuito

Info.:www.coro.unisa.it
cell.:320 4875000

L’ Ufficio Stampa
Olga Chieffi
cell.: 347/8814172
Carmen Incisivo
cell.: 327/1818381

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