Il Quartetto “Mitja” esalta Ravel al Museo Diocesano

Prosegue la Primavera Musicale 2011 della Nuova Orchestra Scarlatti. nella suggestiva cornice del Museo Diocesano di Napoli
Ospite del recente appuntamento, il napoletano Quartetto “Mitja”, formato da Giorgiana Strazzullo e Sergio Martinoli (violini), Carmine Caniani (viola), Andrea D’Angelo (violoncello), giovanissimo sia per l’età dei componenti, sia per il fatto di essere stato fondato nel 2008.
L’ensemble ha aperto il concerto con il Quartetto in fa minore, op. 20 n. 5 di Haydn, autore considerato il padre di questo genere cameristico, nato quasi per caso, come musica d’intrattenimento, e reso in seguito sempre più complesso.
In particolare l’intera opera 20, raccolta costituita dai canonici sei brani, venne scritta nel 1772 per cui cade nel cosiddetto periodo “Sturm und Drang” del musicista, caratterizzato da entusiasmi ed aneliti dai quali sarebbe successivamente scaturito il Romanticismo.
Secondo brano in programma, una versione per quartetto d’archi, contrabbasso e corno del Concerto per corno ed orchestra n. 1 in re maggiore K. 412, che Mozart scrisse per Joseph Ignaz Leutgeb, suo amico e membro dell’orchestra di corte di Salisburgo.
A parte la piacevolezza e le difficoltà insite nella parte solistica di questo brevissimo pezzo, i motivi di maggiore interesse al riguardo risalgono al fatto che, secondo studi abbastanza recenti, il brano risalirebbe al 1791, anno della morte di Mozart e, come nel caso del Requiem, il suo completamento sarebbe opera di Süssmayer.
La chiusura del concerto è stata invece affidata al Quartetto in fa maggiore di Ravel, creato nel 1903, unico apporto del grande compositore francese a tale genere cameristico.
Dedicato al suo docente Gabriel Fauré, che non riuscì a comprendere appieno il valore di questo lavoro, il brano venne bocciato nel 1904, sia dalla Giuria del Prix de Rome, sia dal Conservatorio di Parigi, che Ravel abbandonò l’anno dopo preso dallo sconforto.
Un gesto che gli fece guadagnare la stima di una fetta di appassionati, mentre la stampa specializzata parigina, dopo la “prima” eseguita dal Quartetto Heyman, fornì giudizi fra loro molto contrastanti.
Sta di fatto che, senza le parole di conforto di Debussy, la cui influenza traspare decisamente nel pezzo, Ravel probabilmente avrebbe apportato numerose modifiche al suo quartetto, o se ne sarebbe liberato definitivamente, come sovente gli accadeva di fare.
Per quanto riguarda gli interpreti, il Quartetto “Mitja” ha dato vita ad un Haydn discreto a ad un buon Mozart, quest’ultimo eseguito con il supporto di due ottimi solisti quali Luca Martingano al corno e Luigi Lamberti al contrabbasso, con i quali l’intesa è apparsa subito ottimale.
Ma il clou della serata è stato sicuramente il Quartetto di Ravel, dove i componenti dell’ensemble hanno dimostrato grande bravura e sensibilità, evidenziando l’eleganza, la raffinatezza ed il senso del ritmo insiti nella composizione.
Il bis conclusivo, consistente nel primo movimento del Quartetto in do maggiore, op. 49 n. 1 di Shostakovich, ha confermato che il “Mitja”, almeno per ora, possiede una marcia in più quando si confronta con il repertorio novecentesco.
Pubblico numeroso e, per buona parte, decisamente non all’altezza della interessante serata, in quanto ha applaudito insistentemente al termine di ogni movimento, venendo meno ad una regola basilare, che dovrebbe essere nota anche a chi frequenta di rado le sale da concerto.
L’altra faccia della medaglia è che, in rassegne i cui proventi derivano esclusivamente dalla quantità di spettatori, non si può andare molto per il sottile, per cui la triste considerazione finale è che, al momento, risulta molto difficile conciliare lato economico e qualità di chi assiste ad un concerto.

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