Nicola Ormando esplora il pianismo prima e dopo Liszt

Nella splendida Cappella del Vasari della chiesa di S. Anna de’ Lombardi si è svolto il terzo appuntamento con il Festival Pianistico di Napolinova, curato da Alfredo de Pascale.
Protagonista del concerto, una figura molto particolare del panorama campano, Nicola Ormando, che riesce ad abbinare la sua attività di apprezzato ingegnere, con quella di pianista di ottimo livello.
Per l’occasione ha proposto una serie di brani che, solo apparentemente, esulavano dal tema principale della rassegna (quest’anno incentrata su Franz Liszt, nel duecentesimo della nascita), in quanto pur appartenenti ad altri autori, disegnavano una sorta di breve storia del pianoforte.
La Fantasia cromatica e Fuga in re minore BWV 903 di Bach, con la quale si è aperto il recital (scritta in origine per clavicembalo), fa parte di quei pezzi entrati nel repertorio di molti grandi pianisti del Novecento.
Un inizio non casuale, se pensiamo che, dopo Mendelssohn, fu Liszt a tenere viva l’attenzione nei confronti del sommo compositore tedesco, denotando una grande lungimiranza.
Ed infatti, il successivo Preludio e Fuga in la minore BWV 543, consisteva nella versione lisztiana di un noto brano organistico bachiano, che ha preceduto la trascrizione del Preludio Corale “Ich ruf’ zu dir, Herr Jesu Christ” in fa minore BWV 639, tratto dall’ Orgelbüchlein, sempre di Bach, ad opera di Ferruccio Busoni, autore italiano di respiro europeo, vissuto fra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.
Dopo un breve intervallo, la seconda parte è stata interamente rivolta a Chopin ed alla sua Sonata in si minore, op. 58 (1844), terza in ordine di tempo, se contiamo anche un lavoro giovanile pubblicato postumo, dedicata alla contessa Emilie de Perthuis, consigliera musicale del re Luigi Filippo, già omaggiata anni prima dal musicista polacco con il gruppo delle quattro Mazurke, op. 24.
In complesso un programma molto difficile, che Nicola Ormando ha affrontato da grande interprete della tastiera, con calma e sicurezza, unite ad una giusta dose di virtuosismo e ad un tocco delicato.
L’ottima prova ha avuto come appendice la struggente Consolation n. 3 (da Six penseés poétiques S. 172), suonata come bis e celebrativa del bicentenario della nascita di Liszt.
Sarebbe bello chiudere qui l’articolo, ma non possiamo ignorare la nota stonatissima del recital, relativa alla presenza di un pubblico, che definire pessimo è quasi un eufemismo, dove agli habitué dei concerti di Napolinova, dei quali conosciamo vita, morte e miracoli, si sono aggiunti numerosi “infiltrati” della peggiore specie.
Vorremmo, ad esempio, avere fra le mani quell’idiota (e siamo buoni a definirlo tale), che ha applaudito al termine del primo movimento della sonata chopiniana, portandosi appresso buona parte degli spettatori.
Ancora, ci chiediamo il motivo per cui tutti quelli che sono raffreddati debbano sedersi in prima fila, sottoponendo l’artista di turno al fuoco di starnuti più potenti di quelli di Eolo (uno dei nani di Biancaneve) e di colpi di tosse che sono autentiche fucilate.
Se siamo arrivati al paradosso che lo squillo di un cellulare va considerato il male minore, visto che si ripete sicuramente con meno frequenza, qualcosa non torna.
Ciliegina sulla torta, nell’occasione, l’arrivo di un gruppetto verso la fine della serata (questo sì costituito da facce note), proveniente da un altro concerto tenutosi nei pressi, che non solo non si è fermato sulla soglia, ma è andato alla caccia dei pochi posti liberi sparsi per la sala, dando fastidio praticamente a tutti (se fosse dipeso da noi non li avremmo proprio fatti entrare).
La conclusione, tristissima, è che siamo giunti ad un punto di non ritorno, in quanto una parte preponderante di spettatori sembra aver smarrito l’educazione necessaria per poter seguire un evento di musica classica, il che si traduce in una mancanza di rispetto sia verso i veri appassionati, sia nei confronti di chi si esibisce.

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