Al Festival Pianistico di Napolinova Giusy Caruso propone un Liszt in bilico fra sacro e diabolico

Nella Sala Chopin di Palazzo Mastelloni ha avuto luogo il secondo concerto del XV Festival Pianistico di Napolinova, rivolto interamente alla figura di Franz Liszt, del quale cade il duecentesimo anniversario dalla nascita.
Ospite del recente appuntamento è stata Giusy Caruso, che al compositore ungherese risulta particolarmente legata, in quanto per la sua prima incisione discografica ha utilizzato alcuni pezzi tratti dal suo sterminato repertorio.
La musicista calabrese ha aperto il recital con la trascrizione dell’aria Cujus Animam, dallo Stabat Mater di Rossini, un inizio non casuale poiché tale versione venne scritta da Liszt a seguito di una richiesta di una contessa romana che partecipò attivamente ai moti patriottici.
I successivi St. François d’Assise: “La prèdication aux oiseaux” e St. Françoise de Paule marchant sur les flots, contenuti nell’ambito delle Deux Légendes, vennero composti fra il 1863 ed il 1865, periodo travagliato che culminò nella decisione di Liszt di prendere i voti come abate.
Al repertorio sacro appartenevano anche Confutatis maledictis e Lacrymosa, dal Requiem di Mozart, mentre la conclusione è stata dedicata a “Après une lecture du Dante: Fantasia quasi sonata” (1849), pezzo lungo ed elaborato tratto dal secondo volume de “Les Années de Pèlerinage”, primo dei due rivolti all’Italia, che fa riferimento alle impressioni ricevute leggendo la Divina Commedia, nel quale sono descritti gli stati d’animo delle anime dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso, con una predilezione per i passaggi di tipo “infernale”.
Veniamo quindi a Giusy Caruso, pianista già apprezzata lo scorso anno, in un recital nel quale propose, a sorpresa, le musiche di Rota e Messiaen (spiazzando piacevolmente il pubblico che attendeva Liszt e Chopin).
La sua interpretazione dei vari brani di Liszt ha fatto emergere quelle doti di grande virtuosismo e di estrema sensibilità, che traspaiono anche dal cd citato in precedenza, alle quali si aggiungevano le emozioni legate all’esecuzione “dal vivo”.
A ciò vanno aggiunte le condizioni quasi proibitive in cui si è esibita, con un caldo infernale ed un pubblico numerosissimo, che arrivava quasi a ridosso del pianoforte, nella accogliente ma piccola Sala Chopin, che all’ultimo momento ha sostituito la più ampia Cappella del Vasari della chiesa di S. Anna de’ Lombardi, sede preposta alla rassegna, indisponibile a causa di problemi logistici non dipendenti dall’organizzazione.
Successo conclusivo meritatissimo e bis consistente nell’Ave Verum di Mozart, naturalmente in versione lisztiana, a coronamento di un concerto che ha confermato l’elevato valore del festival curato da Alfredo de Pascale, direttore artistico dell’Associazione Napolinova.

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