Con il suggestivo “Bach in Progress” Susanna Canessa omaggia il grande compositore tedesco

Foto di Amaranta Diamante

La tradizione vuole che Mendelssohn, con la riproposizione a Berlino, nel 1829, della monumentale Passione secondo Matteo, sia stato il principale artefice del ritorno in auge di Johann Sebastian Bach, la cui notorietà era andata progressivamente diminuendo negli ultimi anni di vita dell’autore.
Da quel momento il repertorio bachiano ha conosciuto un’ascesa inarrestabile e, parallelamente, sono state scritte una serie innumerevoli di saggi, volti ad approfondire i diversi brani e i vari messaggi ad essi sottesi, sono state redatte biografie del musicista, talora frutto di notevole fantasia, e si è assistito perfino alla diffusione, in particolare nell’Ottocento, di dipinti ad opera di ignoti, che ritraevano la “vera” immagine di Bach.
Tutto questo fiume di inchiostro ha finito per confondere ulteriormente le acque, al punto che, ancora oggi, la vita del compositore e le sue opere sono in gran parte avvolti da un fitto velo di mistero.
Se guardiamo, invece, alla popolarità di Bach, anche in tempi così culturalmente travagliati come gli odierni, dobbiamo sicuramente collegarla ad una musica che, passata indenne attraverso più di due secoli e mezzo, è forse in grado di parlare al pubblico odierno ancor meglio di quanto potesse farlo decenni addietro.
Un caso eclatante, al proposito, risulta quello relativo alle Suite per violoncello solo (catalogate come BWV 1007-1012), delle quali non è ancora precisamente nota la effettiva destinazione, ed inoltre si suppone siano state scritte in parte durante il soggiorno a Köthen, in parte dopo, per poi essere riunite in un’unica raccolta.
La loro riscoperta si deve a Pablo Casals che, all’età di 13 anni, scovò per caso, in un negozio di Barcellona che vendeva oggetti di seconda mano, la partitura completa nell’edizione curata dal tedesco Grützmacher.
Le studiò per più di un decennio, prima di proporle in pubblico, e fu il primo ad inciderle, all’età di 48 anni, contribuendo alla diffusione in tutto il mondo di questo capolavoro assoluto della produzione bachiana.
Ad esso si è ispirato in tempi recentissimi la nota folksinger e violoncellista Susanna Canessa, dando vita allo spettacolo “Bach in Progress”, proposto nel Teatro Spazio Libero in collaborazione con l’Associazione “Imprenditori di Sogni”.
Lo scopo dell’allestimento era quello di partire dai movimenti più conosciuti delle varie suites, per creare particolari sinergismi sia con strumenti diversi dal violoncello (dando ragione a chi suppone che almeno le ultime due suites potrebbero essere state scritte per altri strumenti solisti), sia fra la musica ed altre espressioni artistiche, in una sorta di “Gesamtkunstschau” (termine nato in Germania, agli inizi del Novecento, per indicare gli spettacoli basati sulla fusione di arti differenti).
L’apertura era rivolta alla Sarabanda, dalla Suite n. 5 (riproposta successivamente in due versioni, rispettivamente per vibrafono e per violino, quest’ultima a suggello conclusivo), seguita da abbinamenti fra uno o più strumenti e movimenti di danza, azioni teatrali, performance pittoriche, alternati a momenti esclusivamente musicali e a due interventi ai quali partecipava un attore nel ruolo del giovane Bach.
Il tutto si risolveva in un concatenarsi di emozioni, scaturite da una fusione fra le varie forme, che aveva come grande pregio quello di evitare una dispersività sempre in agguato in operazioni del genere.
Molti i momenti di grande intensità, fra i quali ci sono rimasti impressi i movimenti coreografici che hanno accompagnato il Preludio, dalla Suite n. 1 e l’Allemanda, dalla Suite n. 2, e l’azione teatrale volta a distruggere l’opera di Bach (simbolo probabilmente dell’invidia dei colleghi o della disperazione degli studenti alle prese con partiture così difficili).
Dal punto di vista musicale, particolarmente interessante è risultata la resa delle Suites anche su strumenti diversi dal violoncello e, soprattutto, l’unione fra violoncello e percussioni, che riportava ad un’atmosfera da corte rinascimentale.
Per quanto riguarda il folto gruppo di interpreti, le prime note di merito vanno naturalmente a Susanna Canessa, ideatrice del suggestivo spettacolo ed ottima interprete al violoncello, che come sempre ha voluto intorno a sé un gruppo bravo e affiatato.

Foto di Amaranta Diamante


E, se per la parte strumentale si è affidata alla grande esperienza della violinista Nunzia Sorrentino e alla freschezza del Dubludio (formato dal chitarrista Salvatore Schiano e dal percussionista Dario Mennella), nelle altre forme d’arte ha coinvolto un giovani che uniscono entusiasmo e professionalità, come la danzatrice Giovanna Rosco, il pittore Sal Vaccaro, le attrici Roberta Astuti e Claudia Natale, l’attore Yuri Napoli, mentre alle luci c’era Gerardina Caliendo.
In conclusione uno spettacolo, che utilizza le Suites sia per rendere un significativo omaggio al genio di Bach, sia come chiave di volta per addentrarsi in un universo ancora oggi permeato di mistero, ed il fatto che l’allestimento sia comunque “in Progress” è sicuro indice di ulteriori e sorprendenti sviluppi futuri.

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2 risposte a Con il suggestivo “Bach in Progress” Susanna Canessa omaggia il grande compositore tedesco

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