Una leggenda vivente a Castel S. Elmo

Quando entra sul palcoscenico, con il suo incedere lento verso la sedia che funge da podio, ci si chiede perché nessuno lo aiuti o lo sostenga ma, nel momento in cui inizia a dirigere, con gesti misurati e perentori, avviene quasi una trasformazione e si comprende di avere di fronte una leggenda della musica.
Stiamo parlando di Frans Brüggen, classe 1934, protagonista del penultimo appuntamento della stagione della Associazione Alessandro Scarlatti, alla testa della sua Orchestra del XVIII secolo che, nella seconda parte, ha accompagnato anche un organico vocale altrettanto prestigioso quale la Cappella Amsterdam, insieme ad un quartetto di bravi cantanti.
La serata, tutta rivolta al repertorio bachiano, si è aperta con l’Ouverture n. 1 in do maggiore BWV 1066, la prima delle quattro composizioni note anche come Suite orchestrali, scritte a Köthen, quando Bach era maestro di cappella alla corte del principe Leopoldo, e successivamente rielaborate durante la sua permanenza a Lipsia, per un organico più ampio.
Il secondo brano in programma era, invece, un concerto per organo in re minore, creato da Brüggen, a partire dalle sinfonie della cantata BWV 35, per il primo e terzo movimento, e della cantata BWV 156, per il secondo.
Una ricostruzione che potrebbe apparire abbastanza forzata ma, vista con l’ottica del periodo barocco, rientra nella piena normalità.
Basti pensare che l’ Oratorio di Pasqua BWV 249, brano clou, eseguito nella seconda parte della serata, era il frutto di una “parodia” (ovvero una rielaborazione di materiale già utilizzato in precedenza), con una lunga storia alle spalle.
Infatti, nata nel 1725 come cantata augurale in onore del duca Christian di Sassonia-Weissenfels, venne trasformata l’anno dopo in un pezzo di accompagnamento per le funzioni del tempo pasquale e, sempre nel 1726, ritornò in ambito profano per festeggiare il compleanno del conte Joachim Friedrich von Flemming, per approdare infine, nel 1738, con l’aggiunta di quattro nuovi recitativi, alla versione oratoriale.
Questa sua origine fece sì che il lavoro si discostasse nettamente dalla monumentalità delle Passioni bachiane e, inoltre, anche la tematica risultava diversa, in quanto la vicenda era ambientata davanti al Santo Sepolcro, ed i suoi quattro protagonisti, Giacomo, Pietro, Maria Maddalena e Maria di Cleofa, trasmettevano la loro gioia per avere raggiunto la consapevolezza della Resurrezione di Cristo.
Per quanto riguarda gli interpreti, detto già all’inizio del carisma di Frans Brüggen, va lodata innanzitutto l’Orchestra del XVIII secolo, fedele veicolo delle validissime idee del suo creatore sulla musica barocca, costituita da musicisti di grande valore ed esperienza che, nella prima, come nella seconda parte, quando l’organico era al gran completo, ha mostrato una compattezza ed un suono straordinari.
Di altissimo livello anche la prova della Cappella Amsterdam, ensemble vocale di grande affidabilità, così come molto bravi si sono rivelati i quattro cantanti, Ilse Eerens (soprano), Patrick van Goethem (controtenore, che ha sostituito l’indisposto Michael Chance), Markus Schäfer (tenore) e David Wilson-Johnson (basso).
Una menzione merita, infine, Pieter-Jan Belder, solista del concerto per organo, che ha contribuito all’ottima riuscita di un concerto che va sicuramente annoverato fra i più belli ed intensi dell’intera stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti.

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