Jazz Nocturne

Durante il periodo che va dal 1919 al 1933, la vita artistica statunitense fu caratterizzata da grandi fermenti, al punto che lo scrittore Francis Scott Fitzgerald, nel suo romanzo “Il grande Gatsby”, definì tale periodo “The Jazz Age”.
Il fenomeno coinvolse anche settori più di nicchia, come quello della musica classica, dove diversi autori cercarono di abbinare ritmi afro-americani con sonorità occidentali.
Un esempio al proposito ci è fornito dal recente cd della Naxos (distribuito in Italia dalla Ducale), intitolato “Jazz Nocturne”, rivolto a brani, per la maggior parte in prima assoluta, di compositori quasi tutti poco conosciuti.
Il disco si apre con Yamekraw, A Negro Rhapsody per pianoforte ed orchestra, scritto nel 1927 da James Price Johnson (1894-1955), figura fondamentale nell’ambito della transizione dal ragtime al jazz, come si evince anche da questo pezzo che, se da una parte strizza l’occhio a Gershwin, dall’altra risulta ancora fortemente ancorato a Joplin ed al suo stile.
La successiva Suite per banjo e orchestra di Harry Reser (1896-1965) rivolge la sua attenzione ad uno strumento di origini africane, che faceva parte spesso dell’organico delle orchestrine jazz di New Orleans.
Terzo brano in programma, la celeberrima A Rhapsody in Blue di George Gershwin (1898-1937), in una versione molto particolare, che attinge direttamente al manoscritto originale, un tempo di proprietà di Ira, fratello maggiore del musicista.
Il brano subì poi alcuni tagli e modifiche, suggeriti dall’arrangiatore Ferde Grofé, che ne ammorbidirono in parte le sonorità, affidate prima ad una jazz band e, in seguito, ad una vera e propria orchestra.
Il cd si chiude con due composizioni di Dana Suesse (1909-1987), che raggiunse una tale notorietà da essere soprannominata “Girl Gershwin”.
Si tratta di Jazz Nocturne e Concerto in Three Rhythms, nelle versioni per pianoforte ed orchestra curate rispettivamente da Craig Huxley e Ferde Grofé.
Veniamo ora agli interpreti, tutti molto bravi, a partire dai quattro pianisti che sono, in ordine di esecuzione, Gary Hammond, Tatiana Roitman Mann, Peter Mintun e Micheal Gurt.
A sua volta il brano di Reser presenta come solista il formidabile Don Vappie, mentre quello di Gershwin si avvale della presenza aggiuntiva del complesso dei Créole Jazz Serenaders, il tutto completato dalla splendida esecuzione della Hot Spring Music Festival Symphony Orchestra, ottimamente diretta da Richard Rosenberg.
A quest’ultimo, fra i massimi conoscitori della musica americana degli ultimi due secoli, dedichiamo le conclusive note di merito.
Il disco, da poco giunto sui mercati europei, si aggiunge alle altre precedenti incisioni (sempre con la Naxos) nelle quali Rosenberg, profondendo notevoli energie, ha recuperato all’antico splendore e portato all’attenzione del grande pubblico, spesso dopo lunghe ed elaborate ricerche, autori dell’area americana caduti nel dimenticatoio quali Louis Moreau Gottschalk, Edmond Dédé, Lucién Lambert e Jeremy Moross.
E anche questa recente fatica si conferma di grandissimo interesse, aprendo una finestra su un particolare periodo della storia della musica statunitense, da approfondire ulteriormente, che testimonia la presenza, attorno a Gershwin, di una serie di compositori di notevole valore.

**P**U**B**B**L**I**C**I**T**A’**
il Video Ufficiale dal CD
NEFELI di Susanna Canessa:

CALEB MEYER
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