Un recital in crescendo a Diciassette & Trenta Classica

Il secondo appuntamento di Diciassette & Trenta Classica, la rassegna musicale del Teatro Diana di Napoli, la cui direzione artistica è curata da Antonello Cannavale e Alberto Maria Ruta, ha avuto come ospite Marco Ciampi.
Il giovane pianista napoletano si è confrontato con un programma vasto ed articolato, che comprendeva diverse pagine molto conosciute e, non a caso, il sottotitolo del concerto era “Encore”, un sostantivo usato spesso come sinonimo di bis.
Il recital ha avuto inizio con un trittico chopiniano, formato dal Notturno, op. 27 n. 2 in re bemolle maggiore e dagli Studi n. 2 in la minore e n. 3 in mi maggiore, appartenenti all’op. 10.
Il primo rientra in un genere che ebbe come precursore l’irlandese John Field, ma raggiunse l’apice grazie a Chopin, mentre i secondi appartengono ad un gruppo di dodici Studi, che il musicista polacco pubblicò nel 1833, con dedica a Liszt.
Successivamente abbiamo ascoltato l’Intermezzo in la maggiore, secondo dei Sei pezzi, op. 118 di Brahms, raccolta pianistica completata nel 1893 e dedicata a Clara Schumann.
La fine del primo tempo e l’inizio del secondo sono stati rivolti a Liszt, con gli echi partenopei della Tarantella (da “Venezia e Napoli” – supplemento al secondo volume degli Années de Pèlerinage), il celeberrimo Notturno in la bemolle maggiore n. 3, dal trittico pianistico “Lieberstraume” (“Sogno d’amore”) e lo Studio Trascendentale n. 10 in fa minore, appartenente ai dodici Études d’exécution trascendente, composti tra il 1826 e il 1851.
La chiusura era invece affidata alla Sonata n. 2. op. 36 in si bemolle minore di Rachmaninov, risalente al 1913, nella versione del 1931, rivista ed accorciata dall’autore di quasi cinque minuti.

Per quanto riguarda il recital nel suo complesso, Marco Ciampi ha dovuto inizialmente fare i conti con un forte impatto emotivo (la sala era gremita e fra il pubblico vi erano numerosi amici e conoscenti), abbinato a condizioni di salute non ottimali, in quanto l’artista era febbricitante.
Sicché, nei brani chopiniani è apparso tesissimo, cominciando a rilassarsi a partire da Brahms e, da questo punto in avanti, il concerto si è trasformato in un entusiasmante crescendo di emozioni.
Così il virtuosismo legato alla Tarantella e allo Studio Trascendentale non era fine a sé stesso, ma tendeva a sottolineare anche la grande sostanza che caratterizza il pianismo lisztiano, così come, nel “Sogno d’amore”, si respirava un romanticismo che non cadeva mai in facili languori.
L’apoteosi è stata poi raggiunta nell’interpretazione della Sonata di Rachmaninov, dove Ciampi ha messo in evidenza tutte le peculiarità legate al brano, come i numerosi arpeggi che ricordano da vicino il suono delle campane, la presenza del motivo, più o meno esplicitato, del “Dies Irae”, i passaggi molto vicini a Ravel, senza dimenticare l’anima russa che permea l’intera composizione.
Grandissimo successo di pubblico e due bis, anch’essi di grande intensità, Clair de Lune, terzo movimento della Suite bergamasque di Debussy e lo Studio n. 6, op. 39 di Rachmaninov, a suggello di un ottimo concerto che ha avuto l’ulteriore merito di riportare Ciampi nella sua città natale.

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