Verdi: Messa da Requiem

Alla morte di Rossini, avvenuta nel 1868, Giuseppe Verdi ebbe l’idea di riunire alcuni dei più importanti compositori italiani dell’epoca, per scrivere una Messa in suo onore.
Ad ognuno affidò una sequenza, tenendo per sé il conclusivo Libera me e l’iniziativa ebbe tale successo che, molto prima dell’anniversario della morte del grande autore pesarese, il lavoro era stato completato.
Purtroppo, per motivi di natura politica, la “Messa per Rossini” non venne mai eseguita e cadde completamente nel dimenticatoio, al punto da essere recuperata soltanto nel 1988.
Quando, nel 1873, morì Alessandro Manzoni, la sua scomparsa suscitò viva emozione in tutto il paese.
Anche Verdi rimase profondamente colpito dall’immane perdita, e decise di dedicargli la “Messa da Requiem” che stava completando in quel periodo, dove ripropose anche il brano precedentemente creato in onore di Rossini.
La composizione ebbe il suo esordio nella chiesa milanese di S. Marco, in occasione del primo anniversario della morte di Manzoni, con l’autore nelle vesti di direttore ed un quartetto vocale formato da Teresa Stolz (soprano), Maria Waldman (mezzosoprano), Giuseppe Capponi (tenore) e Ormando Maini (basso).
Il Requiem ebbe un successo immediato ed una vasta diffusione, anche al di fuori dell’Italia per cui ha conosciuto un discreto numero di incisioni.
Buon ultima, lo scorso settembre è giunta sul mercato discografico, raccolta in un doppio cd, una splendida edizione della CSO Resound, casa discografica che fa capo direttamente all’Orchestra Sinfonica di Chicago, distribuita in Italia dalla Ducale Music.
Si tratta di una registrazione “dal vivo”, effettuata nel gennaio del 2009, che ha segnato l’inizio della collaborazione fra Riccardo Muti e la prestigiosa orchestra statunitense (della quale il maestro è attualmente direttore), presente qui anche con il suo coro, diretto da Duain Wolfe.
Il cast è completato da un quartetto di ottimi cantanti, formato da Barbara Frittoli (soprano), Olga Borodina (mezzosoprano), Mario Zeffiri (tenore) e Ildar Adbrazakov (basso)
Inutile quasi aggiungere, come un simile organico porti ad un’esecuzione di altissimo livello, sia nella parte iniziale, sicuramente quella maggiormente conosciuta, che culmina nel celeberrimo e sconvolgente Dies Irae, sia nel resto della composizione.
Ogni sequenza viene esaltata dai suoi interpreti, che evidenziano costantemente, e nel migliore dei modi, la complessa musicalità verdiana.
Un’esecuzione straordinaria, che ha recentemente ricevuto la giusta consacrazione, aggiudicandosi ben due Grammy Awards, il primo come “Miglior album dell’anno” ed il secondo per la “Migliore interpretazione corale”, un motivo in più per acquisire il doppio cd.

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