Rota: musica da camera

Fra le ricorrenze del 2011, a parte il bicentenario della nascita di Liszt, che sarà sicuramente celebrato con una serie di manifestazioni in tutto il mondo, altri anniversari meritano una forte attenzione.
E’ il caso, ad esempio, di Nino Rota, nato a Milano nel 1911, noto soprattutto per le sue colonne sonore, che hanno accompagnato alcuni dei capolavori di Fellini e di Visconti, nonché per il premio Oscar vinto nel 1974, grazie alle musiche de “Il padrino-parte II” di Francis Ford Coppola.
Purtroppo, dall’anno della sua morte, avvenuta nel 1979, l’autore ha conosciuto un lento ma inesorabile declino, immeritato, ma non inaspettato.
E’ un po’ il destino di tutti i compositori che hanno raggiunto la fama grazie al cinema e, in quanto tali, sono considerati autori di serie B, anche se la loro produzione non si limita al commento musicale di pellicole.
Rota, quindi, rappresenta solo uno degli esempi più eclatanti, se si pensa che ebbe come docenti figure del calibro di Orefice, Pizzetti e Casella, e che a undici anni aveva composto già un oratorio.
Il suo approccio al cinema fu piuttosto “tardivo”, in quanto esordì nel 1933 con “Treno Popolare” di Raffaello Matarazzo, ma solo nel 1942, sempre con lo stesso regista, iniziò una collaborazione costante con il mondo del cinema, durata fino alla fine dei suoi giorni.
Prima, e durante, scrisse anche molta altra musica, che abbraccia praticamente tutti i generi, ovunque con esiti di grandissimo spessore.
Una idea della produzione cameristica di Rota si ricava da una raccolta della Stradivarius comprendente brani che coprono un arco di tempo quasi quarantennale.
Così, da una parte abbiamo la Sonata per flauto e arpa, risalente al 1936, caratterizzata da uno stile neoclassico, e la coeva Sonata per violino e pianoforte, oscillante fra echi di Pizzetti e una musicalità francese ricoperta da una patina di raffinato esotismo.
Dall’altra vi sono i Tre pezzi per due flauti, i Cinque pezzi facili e l’ Allegro veloce, entrambi per flauto e pianoforte, tutti dei primi anni ’70, sicuramente moderni, ma al di fuori delle mode del momento.
L’esecuzione è affidata all’AlbatrosEnsemble, formato dal Trio Albatros (Francesco Parrino al violino, Stefano Parrino al flauto e Alessandro Marangoni al pianoforte), ai quali si sono aggiunti Alessia Luise (arpa) e Giovanni Crola (flauto).
La loro interpretazione, oltre ad essere caratterizzata da un ottimo affiatamento, risulta molto aderente allo spirito di Rota, che anche nei pezzi apparentemente disimpegnati inseriva tutta la sua abilità compositiva.
Ricordiamo, infine, che il disco si completa con la “Rotafantasy”, omaggio del compositore milanese Rocco Abate (1950) all’illustre autore che speriamo possa recuperare un po’ di visibilità almeno nell’anno del centenario.

**P**U**B**B**L**I**C**I**T**A’**

Nefeli, il nuovo Cd di canzoni folk internazionali alternate a 3 brani classici per violoncello solo
tutto cantato e suonato da Susanna Canessa e la sua band. Acquistalo su:

…e molti altri network in tutto il mondo! per scoprirli clikka qui

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni Cd e Sacd e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.