Si è svolto, alle soglie di Ferragosto, l’ultimo appuntamento del Festival Paganiniano, rassegna organizzata dalla Società dei Concerti della Spezia (che ha in Francesco Masinelli ed Ernesto Di Marino, rispettivamente presidente e vicepresidente vicario, le due vere e proprie anime dell’istituzione), la cui direzione artistica è affidata al maestro Bruno Fiorentini e che si avvale, per i rapporti con la stampa, della preziosa collaborazione di Paola Stefanucci dello Studio Montparnasse di Roma.
La serata conclusiva che, come di consueto, ha avuto luogo a Carro, città natale dei genitori di Paganini, è stata caratterizzata da due eventi.
Nel primo, il celebre docente e musicologo Renzo Cresti ha tenuto, a Casa Nasca, una conversazione dal titolo “Paganini, Lucca e la chitarra”, seguita con grande interesse dal pubblico, nonostante il caldo opprimente che caratterizzava la sede scelta per l’incontro.
La breve dissertazione si è occupata di un lato poco conosciuto della biografia del grande Niccolò, relativo all’attività portata avanti a Lucca nei primi anni dell’Ottocento, al servizio di Elisa Bonaparte Baciocchi, che aveva ricevuto dal fratello Napoleone il principato di Lucca e Piombino.
Durante questo periodo Paganini, che fu anche un virtuoso della chitarra, scrisse un gran numero di brani per tale strumento (poi offuscati dalla più nota produzione violinistica), anticipando autori a lui contemporanei, oggi considerati fra gli assoluti protagonisti di quella fortunata stagione, come ad esempio Mauro Giuliani.
Il secondo evento ha ospitato, sul sagrato della chiesa di San Lorenzo, la Camerata del Royal Concertgebouw di Amsterdam, diretta emanazione dell’omonima orchestra, costituita nell’occasione da un quartetto d’archi comprendente Marijn Mijnders e Annebeth Webb (violini), Joël Waterman (viola) e Johan van Iersel (violoncello), affiancato dal clarinettista Hein Wiedijk.
L’ensemble olandese ha iniziato il concerto con La oración del torero di Joaquín Turina (1882-1949), brano composto nel 1925 per il quartetto di liuti dei fratelli Aguilar e trascritto lo stesso anno nella più conosciuta versione per archi.
A seguire abbiamo ascoltato il Quintetto per clarinetto, due violini, viola e violoncello in si minore, op. 115 di Johannes Brahms (1833-1897), risalente al 1891, che venne ispirato, come altri brani legati alla produzione conclusiva, dall’incontro che il compositore ebbe con Richard Mühlfeld, uno dei maggiori clarinettisti dell’epoca.
Dopo un breve intervallo, secondo tempo interamente rivolto ad un caposaldo della letteratura cameristica, il Quartetto n. 14 in re minoredi Franz Schubert (1797-1828), datato 1824, meglio noto con l’appellativo “La morte e la fanciulla”, dal titolo dell’omonimo lied che l’autore austriaco aveva scritto nel 1817 su testo di Matthias Claudius, il cui motivo è presente, con cinque variazioni, nel secondo movimento.
Per quanto riguarda gli interpreti, il quartetto d’archi, formato dai già citati Marijn Mijnders e Annebeth Webb (violini), Joël Waterman (viola) e Johan van Iersel (violoncello), ha fornito una prova molto convincente, mostrando un buon affiatamento ed evidenziando le suggestioni sottese ai diversi brani che, seppur distanti fra loro anche un secolo, come i quartetti di Schubert e Turina, sono caratterizzati da un comune denominatore, collegato a particolari stati d’animo.
Ricordiamo, inoltre, l’apprezzabile contributo del clarinettista Hein Wiedijk, che ha ben figurato nell’esecuzione del pezzo brahmsiano, e la proposizione come bis, offerto dal quartetto ad un pubblico numerosissimo ed entusiasta, di Crisantemi, struggente elegia per archi composta da Puccini nel 1890, in memoria di Amedeo di Savoia, fratello del re Umberto I.
In definitiva una serata che ha chiuso nel migliore dei modi l’XI edizione del Festival Paganiniano di Carro, rassegna che quest’anno, nei suoi undici appuntamenti, distribuiti fra i piccoli borghi della Val di Vara, ha fatto registrare la presenza di circa 5.000 spettatori.
Un dato molto confortante, che manifesta non solo il desiderio di tornare alla normalità, da parte di una zona colpita, lo scorso novembre, da una catastrofica alluvione, ma anche la voglia di rilanciare il territorio nel nome di Paganini, grazie a numerose iniziative, sviluppabili in un prossimo futuro.


