Una carriera di successo portata avanti durante il ventennio fascista, a dispetto di un totale distacco dalla politica dell’epoca, e una morte prematura nel 1938, a soli 35 anni, sono state sufficienti per oscurare Mario Pilati, una delle figure più prestigiose della musica italiana della prima metà del Novecento.
Ci sono volute la testardaggine di una delle tre figlie del musicista, la secondogenita Laura, ed alcune circostanze favorevoli, per permettere al compositore napoletano, sincero ammiratore di Pizzetti ed amico di Casella (che rappresentavano rispettivamente la tradizione e la modernità nell’Italia di inizio Novecento), di essere riportato, dopo un lunghissimo oblio, in una posizione più consona al suo valore.
Si può dire che, a cominciare da un’incisione della Naxos del 2001, e proseguendo con il convegno tenutosi a Napoli nel 2003, in occasione del centenario della nascita, dal titolo “Mario Pilati e la musica del Novecento a Napoli fra le due guerre”, abbiamo assistito ad un crescente aumento della visibilità dell’autore napoletano.
Inoltre, fra i maggiori tributi di questi ultimi anni, si segnala la costituzione di una biblioteca, ubicata nel pieno centro storico di Napoli, dove sono raccolte preziose testimonianze relative alla sua produzione e ai contatti intercorsi fra lui ed i musicisti dell’epoca.
Fortunatamente le iniziative volte ad ampliare la conoscenza intorno ad uno dei protagonisti di una stagione, che andrebbe rivalutata nella sua interezza, non si sono fermate e, buon ultima, giunge ora un’edizione critica di due brani cameristici inediti di Pilati, data alle stampe dalla Florestano Edizioni di Bari e curata della pianista e musicologa pugliese Annamaria Giannelli.
Si tratta delle liriche per canto e pianoforte “Mare”, op. 66 e “Amore”, op. 81, i cui manoscritti sono entrambi custoditi nel conservatorio napoletano di San Pietro a Majella.
La prima risale al 1925 e si basa su una poesia di Giovanni Pascoli, tratta dalla raccolta “Myricae”, mentre la seconda, composta nel 1934, della quale esiste anche una successiva versione per voce, pianoforte, due viole e due violoncelli (1937), si avvale di una lirica di Vincenzo Cardarelli, appartenente al volume “Il sole a picco”.
Già queste brevi notizie sono sufficienti ad inquadrare Pilati, la cui cultura non era circoscritta all’ambito musicale, ma abbracciava un’area molto più vasta, frutto di studi intrapresi con una volontà ferrea, spesso da autodidatta e talora di nascosto alla famiglia, che per lui avrebbe desiderato un tranquillo futuro come ragioniere.
Tale spessore è ben delineato dalla Giannelli che, dopo aver mirabilmente descritto le due liriche, nei loro dettagli letterari e musicali, dedica un intero capitolo alla personalità ed alla poetica di Pilati, tracciandone un esauriente ritratto.
L’edizione critica si completa con i cenni biografici sul compositore, l’elenco delle opere divise in ordine cronologico e, nell’ambito dello stesso anno, per organici strumentali, la discografia completa e la corposa bibliografia consultata, indice del lavoro approfondito svolto dall’autrice.
Ricordiamo ancora la concisa e significativa prefazione, affidata al leggendario Bruno Canino, pianista di origini napoletane, e l’introduzione di Laura Esposito Pilati, dove la figlia del compositore abbina gli argomenti delle due liriche a struggenti ricordi personali su un papà andato via troppo presto.
In conclusione un lavoro che rappresenta un ulteriore e autorevole tassello nella meritevole opera, tesa a restituire a Pilati quel riconoscimento, ottenuto in vita, che per tanti lustri gli è stato ingiustamente negato.
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mi chiamo paolo Murante e sono un nipote di MaRIO PILATI.sono riuscito ad avere finalmente una decina di fotocopie di scritti per pianoforte di mio zio dalla FONDAZIONE MARIO PILATI sita in una traversa di VIA ROMA a NAPOLI. sono uno scarsissimo pianista che ha ottenuto un diploma di passaggio dal quiinto al sesto anno di pianoforte presso il Conservatorio S;PIETRO A MAIELLA DI NAPOLI. QUELLA MUSIOCA PER PIANO CHE HO PROVATO A SUONARE MI E’ SEMBRATA DI DIFFICILE ESECUZIONE E DI SCARSA ORECCHIABILIUTA’,,, MA FORSE SONO IO, CERTAMENTE NON BRAVO A SUONARE E CON SCARSI ELEMENTI DI COMPRENSIONE DELLA MUSICA DI MIO ZIO…